IL GOVERNO BLOCCA STAMINA, I MALATI BLOCCANO ROMA

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GIORNATA DI PROTESTE A ROMA: BIVIANO SI LASCIA MORIRE

Si sta trasformando in dramma l’ultima chiamata alle armi di Sandro Biviano, il ragazzo disabile che dal 22 luglio è accampato a piazza Montecitorio a Roma per ottenere le cure Stamina per sé, per i suoi fratelli e per gli altri come lui.
Dopo una giornata di proteste e caos, che ha raggiunto il culmine con il tentativo dei manifestanti di irrompere nelle sale del potere e gli scontri con la polizia, che hanno portato al fermo di alcune persone, Sandro Biviano e Roberto Meloni – i due disabili che hanno versato il loro sangue sulle foto del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano – stanno per lasciarsi morire dissanguati, nell’indifferenza generale dei media.

“Per favore aiutateci. Si stanno uccidendo”, l’appello lanciato da una manifestante per telefono ai giornalisti. “Non ci sono più telecamere qui, non ci lasciano avvicinare a Sandro e Roberto, e loro stanno per tagliarsi le vene”.

Da piazza Montecitorio conferma la notizia il presidente del Movimento Vite Sospese, Bruno Talamonti: “La Lorenzin ha inviato a parlare con Biviano e con i manifestanti le stesse persone che hanno bocciato la sperimentazione, Paci e Della Piccola. Sandro e Roberto hanno rifiutato di parlare con loro. In questo momento stiamo aspettando una risposta dal prefetto, ma dubito che ci sarà una soluzione. Dubito che in poche ore si farà un decreto urgente per permettere le cure a queste persone. Ci tengono lontani da loro, e loro minacciano di uccidersi. Qui fa freddo, non ci sono più giornalisti. E’ incredibile l’indifferenza, anche dei media, nei confronti di persone che rischiano la vita. Temo che questa notte qualcuno ci rimetta davvero la vita, sono molto preoccupato”.

Al telefono di Sandro Biviano risponde una donna: “Sandro non può rispondere adesso”. E ci conferma che il ragazzo di Lipari sta per uccidersi.

La tensione è alta. E anche il pericolo che qualcuno questa notte muoia. Speriamo solo che chi di dovere si decida a far qualcosa per queste persone, e che i giornalisti si decidano a dargli voce prima che sia troppo tardi.

25 novembre 2013
L’ufficio stampa (Fonte)

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