Come organizzare la resistenza alimentare

Come organizzare la resistenza alimentare

È essenziale lottare contro la lobby agroalimentare, in quello che c’è di distruttivo, come pure lottare contro i debiti illegittimi, che assoggettano i popoli ai desideri delle banche. Le banche sono colpevoli con i titolari di grandi capitali e gli altri speculatori d’aver messo i paesi in via di sviluppo da 30 anni, e ora l’Europa e il mondo, in regresso sociale. Questa è un’azione collettiva che deve essere condotta nel lungo termine, se non disperiamo dei risultati. Ma lentezza non significa assenza, credo profondamente al successo della resistenza. Quando (la lotta) è intrapresa con convinzione e su giuste basi, è in grado di guadagnare sempre più persone. Ma non deve impedire, al contrario, le azioni più individuali che possiamo iniziare subito dalla profonda trasformazione del nostro modello alimentare.

 

Si tratta di una vera rivoluzione culturale che è necessario eseguire se volete partecipare alla resistenza alimentare, alla trasformazione di questo mondo. Una rimessa in discussione delle credenze per la maggior parte di pseudo evidenze sulle nozioni salute-alimentazione, di abitudini affettive nate nell’ infanzia, scritte nelle tradizioni familiari, di gusti e piaceri ancorati nel profondo ognuno di noi. Come per quanto riguarda la sospensione di una dipendenza o di un farmaco, dovrete dimenticare l’uso di alimenti industriali distribuiti dai supermercati, come un modo per gestire il vostro stress o vostri problemi affettivi, abbandonare le idee sulla classificazione degli alimenti etichettati energia-salute, ricostruire altri piaceri gustativi. In breve, inventare un nuovo mondo alimentare-emotivo. Trasformare profondamente il proprio modello alimentare è una bella avventura, che sia nella gestione quotidiana dei propri acquisti e delle proprie pratiche culinarie o nel proprio approccio ai pasti, soprattutto con gli amici. Si può intraprendere solo con la convinzione che avrà sia un impatto positivo sulla nostra salute fisica e sul benessere emotivo che per la trasformazione del mondo verso un futuro più ottimista. Le due cose sono collegate. Cosa cambiare?

 

Bisogna leggere libri, evitare riviste fuorvianti, smettere di credere acriticamente a tutte le dotte credenze della medicina ufficiale, ascoltare interventi su internet o in conferenze, guardare molti video che si occupano di questi temi, al fine di passare alla resistenza. Alcuni nomi di persone: Marie-Monique Robin, Fabrice Nicolino, François Aubert, T. Colin Campbell, Thierry Souccard, Dominique Belpomme, André Cicolella, Pierre Meneton, Marc Dufumier e molti altri. Nomi di associazioni: Réseau environnement santé (RES), Générations futures, associazione Grain.org, Negawatt, faucheurs volontaires, Amis de la terre, CADTM e molti altri.

 

Per me, la prima resistenza è una graduale diminuzione o eliminazione delle proteine animali nella nostra dieta quotidiana. Ma non integralismo, la vita sociale, gli amici, la condivisione dei pasti non devono essere sacrificati per questo. Bisogna rimanere flessibili, per esempio scegliere carni locali. Quello che cerchiamo è il disarmo del formidabile potere della lobby agroalimentare, il cui principale punto di forza poggia sulle proteine animali, e il riprendere il potere sulla nostra salute dalla lobby medico-farmaceutica, che mente e tenta di deresponsabilizzarci per aumentare i suoi profitti. “Un cambiamento delle abitudini alimentari, basato da un lato su vegetali e cereali e dall’altro sull’esclusione o riduzione notevole dei prodotti animali e dei prodotti trasformati, potrebbero (può) fermare o far regredire un numero elevato di patologie moderne.”

 

Sostituire le proteine animali con proteine vegetali è riprendere in mano la cucina dei propri piatti, eliminando quelli industriali. Naturalmente questo porterà a un cambiamento organizzativo, non sempre facile da realizzare, che prevede la revisione dell’organizzazione del tempo. Questo è probabilmente il primo cambiamento da intraprendere, perché tutto è fatto in modo che non abbiate tempo disponibile. E’ necessario anche del tempo per costruire una cultura in grado di comprendere e criticare le decisioni più importanti imposte dal potere economico. L’unico modo per resistere alla famosa “TINA” (There IS No Alternative – non ci sono alternative), ripetuta instancabilmente da un potere senza argomentazioni. La sua traduzione in un linguaggio semplice è: non preoccupatevi, abbiamo trovato il migliore cammino per voi. Solo che è bene per loro e per i loro profitti, ma, al contrario, non vale affatto per gli altri, vale a dire noi.

 

Per tornare a un’alimentazione prevalentemente di proteine vegetali, è necessario ottenere materie prime. Cereali, legumi, semi di ogni tipo, verdure, frutta fresca, frutta secca, noci, oli spremuti a freddo, semi di soia, ecc. di origine biologica. Questo è ovviamente un po’ più costoso, ma togliendo l’acquisto giornaliero di proteine animali, liberate del denaro per assorbire i costi aggiuntivi associati alla qualità. Questo è essenziale. Come riscoprire il piacere di mangiare questi prodotti vegetali grezzi se non hanno gusto, contengono pesticidi e altri conservanti. Reimparare le preparazioni dimenticate, le antiche ricette locali o reinventare una nuova arte alimentare, senza cottura, per esempio, è una grande avventura da vivere.

 

Il numero di produttori locali di qualità biologica, o vicino, che siano sui mercati o attraverso fornitura di reti cittadine o le AMAP (Association pour le maintien d’une agriculture paysanne, simili ai GAS italiani, NdR) è costantemente in aumento. Giardini cittadini condivisi, sistemi di scambio e solidarietà si costruiscono un po’ ovunque per il giardinaggio cittadino. Il numero di orti privati o pubblici aumenta, alcune regioni come il Nord, sotto la pressione di richieste, preparare il doppio del numero di giardini familiari.

 

L’altra idea che io difendo, con la convinzione degli utenti, è la produzione di germogli in casa, che io chiamo giardinaggio in casa. E’ un formidabile complemento a un’alimentazione a dominante vegetale, sia sul piano sanitario che per il risparmio. Naturalmente necessita un po’ di tempo per prepararsi una parte del suo pasto. Ma richiede solo un lavandino d’angolo e acqua. E’ un apporto di vitamine, enzimi e proteine naturali è spesso difficile da procurarsi, soprattutto durante l’inverno.

 

Nulla potrà sostituire l’azione politica e la resistenza collettiva. Resistenza contro le catastrofi provocate dalla lobby agroalimentare che si ingrassa piuttosto che nutrire il mondo e contro la lobby medico-farmaceutica che pensa ai suoi profitti prima di occuparsi della salute pubblica. Niente potrà sostituire la forza delle azioni popolari di strada per lottare contro i piani di austerità imposti per conto dei debiti illegittimi, al Sud come al Nord o per ottenere che dei cittadini siano ingaggiati per determinare quali sono i debiti legittimi che bisogna rimborsare e quelli da annullare. Associazioni, sindacati e tutte le azioni della società civile sono essenziali per resistere alle politiche dei governi che, senza di loro, si sottometterebbero ancor più totalmente ai desideri dei bankster (banchieri-gangster) e delle multinazionali. Sì, il peggio è sempre possibile! Ma a differenza del boicottaggio, nessuno può impedirci di avere vere e proprie azioni di disobbedienza per la riorganizzazione del nostro modello alimentare che elimina in gran parte proteine animali così dannose per l’ambiente e la vita delle persone del Sud. Le azioni individuali sono ancora più potenti quando sono giuste e realizzate tramite azioni collettive e viceversa.

 

La coerenza è un punto di forza.

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